Cos’è l’imposta ipotecaria e come funziona?

20 Mag 2024

Nel settore degli acquisti di immobili, un aspetto spesso trascurato ma di grande importanza è rappresentato dall’imposta ipotecaria.

Quali sono le sue caratteristiche principali, come funziona e chi è tenuto a pagarla?

Scopriamo insieme l’effetto che ha su tutto il processo di compravendita immobiliare!

Cos’è l’imposta ipotecaria

L’imposta ipotecaria è una tassa istituita per legge nel 1990 (Decreto Legislativo 347/90), ed è un tributo autonomo che si applica alla trascrizione nei registri immobiliari di proprietà o altri diritti sugli immobili.

Tale procedura segue la compravendita, donazione o successione di un immobile.

A cosa serve l’imposta ipotecaria?

Il pagamento e la registrazione dell’imposta sono essenziali per ufficializzare i documenti relativi al passaggio di proprietà di beni immobili o diritti, come quelli di utilizzo o usufrutto.

Il Testo Unico numero 347 del 1990 regola l’imposta ipotecaria e delinea le situazioni in cui si applica. Ad esempio, quando si richiede un mutuo, è necessario registrare l’ipoteca per ottenere il finanziamento.

In breve, l’imposta ipotecaria è un tributo cruciale per garantire la validità legale delle transazioni immobiliari e dei diritti reali, assicurando trasparenza e sicurezza nelle transazioni.

In pratica, il pagamento è richiesto per completare le seguenti procedure presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari:

  • Registrazione: segue la conclusione di una transazione immobiliare o l’istituzione, modifica o cessazione di un diritto reale su di essi.
  • Iscrizione: necessaria per costituire un’ipoteca sui beni immobili.
  • Annotazione: modifica le registrazioni e iscrizioni precedenti.
  • Rinnovo: proroga di un’ipoteca prima della scadenza, mantenendo il suo status invariato.
  • Cancellazione: annulla le registrazioni, iscrizioni e annotazioni precedenti.

Chi deve pagare l’imposta ipotecaria?

L’imposta ipotecaria è dovuta da tutti coloro interessati alla presentazione di documenti presso i Registri Immobiliari, tranne quando si applica l’aliquota agevolata per i mutui erogati da banche con una durata minima di 18 mesi, caso in cui l’imposta è unicamente a carico del mutuatario.

Il pagamento delle imposte avviene tramite il modello F23 o attraverso bonifico bancario al momento della registrazione dell’atto.

Come funziona l’imposta ipotecaria

Il calcolo dell’imposta ipotecaria dipende da diverse variabili, a seconda dei casi e dei documenti che devono essere registrati. Ecco i due tipi di imposte:

  • Fissa: si tratta di una somma costante da pagare. Ad esempio, quando si acquista una casa da privati o da un privato e un’azienda, e non si versa l’IVA, l’imposta ammonta a 50 euro. Se invece l’IVA è dovuta, l’imposta è di 200 euro.
  • Proporzionale: il suo valore oscilla tra lo 0,5% e il 3% del prezzo o del valore dichiarato del bene. Ad esempio, registrando la vendita di un ufficio privato, si paga il 3% del prezzo dichiarato.

L’imposta si liquida al momento della registrazione degli atti relativi alla proprietà, di solito presso il notaio. Nel caso di un mutuo, anziché pagare imposte separate, si versa un’unica tassa chiamata imposta sostitutiva, che può variare dallo 0,25% al 2% del valore del mutuo.

L’imposta ipotecaria non è l’imposta catastale

L’imposta ipotecaria e l’imposta catastale presentano somiglianze ma anche alcune differenze. Entrambe sono dovute per la registrazione di atti relativi alla proprietà di un immobile, tuttavia l’imposta catastale è pagata in caso di cambio di proprietà di un immobile, come vendita o donazione, e corrisponde sempre all’1% della base imponibile.

Inoltre, l’imposta ipotecaria può essere di tipo fisso o proporzionale, mentre l’imposta catastale è sempre proporzionale.

In determinate situazioni, entrambe possono essere esentate, ad esempio quando si trasferisce la proprietà a enti territoriali o allo Stato.